Non solo parole

Quand'è che una parola diventa anche altro?

← Altri pensieri

Sulla tristezza dell'attrazione

Vi capita mai di sentire nascere in voi delle emozioni talmente forti, talmente potenti, da prendersi tutto il resto, per poi lasciarvi vuoti, senza più energie, senza più nulla di ciò che un tempo eravate?

Osservandomi crescere, nel corso degli anni, ho notato questa dinamica accadere svariate volte. Fin da piccolo mi è capitato di essere aggredito da ciò che sentivo. La mia vita andava in una direzione, e io ero un certo tipo di persona. Poi tutto cambiava. Ogni volta l'emozione era scaturita dalla visione del volto di una donna. Ogni situazione era diversa e avveniva in uno specifico momento della mia vita, ma dietro questa esplosione di emozioni c'era sempre il viso di una donna. Tutto cambiava nel momento in cui il mio sguardo incontrava qualcosa di nuovo, qualcosa di bello, qualcosa che non mi sarei mai aspettato potesse esistere in quel particolare modo, in quella particolare forma.

Sono un pessimo scrittore. Fatico a catturare con delle parole queste potenti sensazioni. Escono fuori solo banalità. Le parole non possono che essere banali e brutte. Eppure l'emozione è sempre così ricca, viva, triste, e bella. Non la capisco. Non la capirò mai. Ma col tempo ho imparato ad osservarla e rispettarla. Questa emozione mi fa sentire vivo, e, al contempo, mi fa sentire triste. Ho scoperto, crescendo, che l'attrazione è stata codificata nel mio essere in un particolare modo: profondamente legata alla tristezza. È inevitabile. Le due cose, per me, sono una. L'attrazione mi rende triste. L'attrazione è tristezza. Queste sono le regole del mio essere. Non le ho scelte io e non le posso cambiare. Le posso solo osservare e raccontare.

Questa è una conclusione non banale. Ci sono arrivato dopo tanti anni di esplorazione del mio animo e delle mie debolezze. Ho qualche idea sul perché queste sensazioni sono state intrecciate in me in questo particolare modo, ma sono solo idee, non ho nulla di concreto, e nel corso degli anni ho imparato che non bisogna analizzare in modo analitico queste cose. Non ha senso. Anzi, può essere pericoloso. Bisogna intuire la risposta, e poi dimenticarsene e andare avanti. Le emozioni non vanno comprese in modo analitico. Le emozioni vanno rispettate.

Come si rispetta una emozione, quando questa è così forte e aggressiva?

Da piccolo pensavo che per rispettare una emozione del genere avrei dovuto fare ciò che mi diceva di fare. Seguirla ciecamente. Spegnere la mente e seguire il cuore. È questo ciò che si dice no? Sembra un ottimo consiglio, ed effettivamente contiene pezzi di verità. Ma solo pezzi. Rispettare una emozione non significa lasciarle carta bianca. Perché l'emozione non comunica in modo efficiente. L'emozione è un bambino che ha bisogni specifici, ma che non è in grado di comunicarli in modo diretto. Rispettare una emozione significa diventare i genitori di quel bambino. Assumersi le proprie responsabilità e capire cosa ci sta comunicando. C'è bisogno di interpretazione. C'è bisogno di contesto. C'è bisogno di ascolto.

Chi sono? Da dove vengo? Quali sono le mie ferite? Cosa desidero esprimere in questa vita? Abbiamo bisogno di tanta consapevolezza per creare il contesto in cui poter trovare una buona interpretazione, una interpretazione significativa che ci lascia qualcosa, che ci permette di rispettare quella emozione. Una volta che l'emozione si sente rispettata, diventa meno aggressiva, riuscendo ad entrare in armonia con tutto il resto. Dobbiamo ascoltarci vivere.

È un giorno come un altro. Vivo la solita noiosa vita. Sono un po' stanco e annoiato da questa vita, ma non me ne accorgo. Per determinate vicissitudini, mi capita di interagire con una ragazza. Non importa l'età di riferimento. Mi capita alle elementari, alle medie, all'università. Semplicemente, nel contesto in cui mi trovo, i miei occhi, ad un certo punto, si poggiano su una specifica persona. Una persona che magari fino a qualche istante prima non conoscevo, o che semplicemente guardavo in modo diverso, meno sentito. E poi, tutto cambia. La mente si attiva, il corpo si attiva, dinamiche misteriose e potenti entrano in gioco, e non riesco più a guardare quella persona nello stesso modo. Il mondo è completamente diverso perché io sono completamente diverso.

Sembra una cosa bella, ed in parte lo è, ma c'é anche tanta sofferenza in questa attivazione che non può essere ignorata. Una sofferenza che da giovane non ero in grado di catturare e navigare. Bisogna essere molto forti per provare attrazione per gli altri, perché l'attrazione è una cosa molto pericolosa. L'attrazione infatti cambia le nostre priorità. Se prima eravamo aperti al mondo, adesso siamo concentrati su una specifica persona. Vogliamo passare del tempo con lei. I nostri occhi la continuano a cercare. In sua presenza, possiamo anche stare molto bene, ma poi, quando lei non c'é, sentiamo un forte vuoto. L'attrazione ci spinge a fare cose che potrebbero andare contro i nostri stessi interessi e la nostra stessa salute. È abbastanza terrificante riflettere sulla potenza dell'attrazione. Più forte è l'attrazione, più forte è la tristezza che mi provoca.

È difficile quantificare la tristezza contenuta nel mio corpo. Da giovane mi vergognavo di questo. Perché sono così tanto triste? Cosa mai mi è capitato? Ricordo che da piccolo passavo ore ed ore a pensare e guardare questa particolare ragazza. Alle elementari si chiama Eleonora, alle medie si chiamava Valentina. Ma non importa il nome, importa il modo in cui mi facevano sentire. Sempre lo stesso: tanto vivo quanto triste, come per ricordarmi che la vita potesse solo contenere tristezza e nulla di altro. L'attrazione era per me una prigione. Mi incatenava al mio passato e a quel modo di vivere.

Crescendo e riflettendo per anni sulla specifica natura della mia esistenza la vergogna che provavo per la mia profonda tristezza ha lasciato il posto ad altro. La tristezza continua ad esistere, eterna e inamovibile dentro la mia carne, ma adesso sono anche altro. Col tempo sono diventato un contenitore più grande. Adesso sento dentro di me sia quella tristezza che altre cose, molto diverse dalla tristezza. Col tempo ho incontrato una persona fantastica, che mi sta insegnando ad amare ed essere amato in modo genuino, senza la forte tristezza a cui ero abituato fin da piccolo. Bisogna osservare che l'amore e l'attrazione sono cose diverse. Dinamiche diverse, che si manifestano in modi diversi.

Le mie debolezze di oggi sono esattamente quelle di un tempo. Sono lo stesso. La mia mente continua a confondere l'attrazione con la tristezza. Eppure, qualcosa di profondo è cambiato, perché non mi sento imprigionato in questa confusione. Io sono questa confusione. Nel bene e nel male. Nella gioia e nel dolore. Nella serenità e nella sofferenza. Qualsiasi cosa io sia, la mia vita non può essere compresa senza riflettere attentamente sulla tristezza dell'attrazione.