Non solo parole

Quand'è che una parola diventa anche altro?

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Viaggiare da soli

Questa settimana sono andato a Milano per uno spettacolo che avevo prenotato intorno ad un anno fa. In particolare sono andato a vedere un'orchestra suonare alcuni brani ripresi dalla soundtrack ufficiale di Final Fantasy VII Remake, un gioco uscito oramai quasi due anni fa, qualche mese dopo l'inizio del lockdown.

Anche se questo viaggio è durato solamente 3 giorni, esso rappresenta un importante traguardo nel mio personale percorso di crescita, in quanto è stato il mio primo viaggio da solo.

Fin da piccolo sono sempre stato così spaventato dal mondo e da tutto ciò che si trovava al di fuori della mia casa che non ho mai veramente viaggiato per conto mio. Il mio approccio alla vita era molto passivo, e viaggiavo solamente quando i miei genitori decidevano di andare da qualche parte.

Ero già stato a Milano qualche mese fa, ma quella volta ero stato ospitato da un mio amico, e quindi sono stato per conto mio solamente per gli spostamenti col treno. Questa volta invece sono stato solo per tutto il tempo.

E come mi sono trovato? Cosa ho da dire rispetto al mio primo viaggio da solo?

Nulla di speciale, oltre al fatto che è stato bellissimo.

Inizialmente pensavo di scaricarmi una meeting app per cercare di incontrare gente. Poi però ho capito che questo viaggio non lo volevo condividere con nessun altro.

volevo stare solo, con me stesso e i miei pensieri.

La cosa interessante è che io ho sempre vissuto la solitudine in modo molto ambivalente.

Molto spesso, specialmente dall'inizio della quarantena, mi capita di sentire un disperato bisogno di attenzioni e di affetto da parte di altre persone. Per tutta la mia vita il mio corpo ha sentito questi bisogni, ma solo di recente la mia mente è diventata consapevole di tale verità.

Ho sempre scelto l'apatia, il non sentire, proprio perché tramite l'apatia ero in grado di non sentire tutti questi bisogni. Ma da quando ho iniziato terapia, da quando ho deciso che le cose sarebbero cambiate per me, ho anche deciso di abbandonare l'apatia come strumento di adattamento.

Da quel momento, tutte le mancanze che ho sempre tenuto dentro sono fuoriuscite con una potenza emotiva tremenda.

Che poi, di cosa ho veramente bisogno?

Il bisogno che sento di queste cose ovviamente non è sempre costante. Alcune volte aumenta, altre diminuisce. Ma quando diventa veramente forte, quando l'unica cosa a cui riesco a pensare è semplicemente quanto bisogno ho di un po' di calore umano, piuttosto che cercare altre persone tendo ad isolarmi.

alcune semplicità sono così difficili da ottenere.

Perché se desidero così tanto attenzioni ed affetto, mi isolo? Perché io, nella solitudine, muoio e risorgo, continuamente. La solitudine, per me, è sì la causa della mia sofferenza, ma è anche la cura dalla sofferenza.

perché la solitudine è sia mancanza che possibilità.

Ho notato infatti che ciò che mi fa soffrire, ciò che mi ha sempre fatto soffrire, è stata proprio la mancanza di alcuni legami e di alcune persone. Persone che magari fisicamente ci sono sempre state, eppure emotivamente sono sempre state distanti. Vista da questo punto di vista, la solitudine fa male e brucia come il freddo sulla pelle. Ma la stessa solitudine, la stessa mancanza, può essere vista da un'altro punto di vista: quello della libertà.

Il fatto che non questi legami non ci sono, e non ci sono mai stati, significa infatti che sono più libero di spostarmi e crescere, al fine di creare nuovi legami. Legami che, se selezionati bene, hanno la potenzialità di essere più salutari per me, in quanto a differenza di quelli vecchi e mancanti, o comunque vecchi e disfunzionali, ci potranno effettivamente essere per me. Chissà. Forse ripeto queste cose perché è l'unica cosa che posso veramente fare: sperare nella mia abilità di costruirmi un futuro migliore e più caloroso.

Guardando la mia vita mi è chiaro che, nella mia particolare esperienza la solitudine è stata per me necessaria alla crescita.

la solitudine è stata per me necessaria alla crescita

Crescere infatti significa anche abbandonare continuamente ciò che si è in un dato momento per abbracciare una nuova versione di sé, una versione diversa, più sfumata e più difficile da descrivere.

L'ideale sarebbe avere attorno persone che accolgono positivamente questi cambiamenti, e che anzi ci spingono loro stessi nella direzione del cambiamento, riuscendo però allo stesso tempo ad accettarci per quello che siamo.

Ma questo non sempre è possibile. Non sempre abbiamo il lusso di interagire con persone del genere.

Quando questo non succede, quando interagiamo con persone che non sono interessate veramente al nostro benessere, che non ci vedono veramente per ciò che siamo o per ciò che potremmo essere, ma che ci vogliono esattamente nel modo in cui desiderano loro, perché se non rispettiamo i loro canoni, allora creiamo loro dolore, e questo, per loro, non è accettabile, bisogna stare attenti.

Bisogna stare attenti all'effetto che questi legami hanno su di noi, sul modo in cui percepiamo le nostre abilità, il nostro essere, e in generale sull'amore che possiamo provare per noi stessi e per gli altri. Bisogna stare attenti allo smettere di crescere e cambiare perché abbiamo paura di non essere in grado di farlo, o di ferire le persone attorno a noi. Sotto questa ottica, penso sia critico capire la duplice-natura della solitudine e dei legami affettivi.

Sia la solitudine che i legami affettivi portano con sé degli aspetti potenzialmente utili e altri potenzialmente dannosi per lo sviluppo dell'organismo. Sta poi a noi scegliere quando e perché legarci o quando e perché rimanere soli.

L'importante è ricordarsi di avere questa scelta, in ogni momento.

È questo ciò che mi permette di continuare a lavorare: la consapevolezza che, se gestita bene, la forte solitudine di oggi si trasformerà inesorabilmente in un terreno fertile su cui costruire i profondi legami del futuro. Ovviamente non posso essere certo di questo, e ammetto che l'idea di vivere una vita interamente da solo mi ha sempre spaventato a morte. Sto solo imparando a far fluire la vita. Ad ascoltare il momento e agire di conseguenza. L'intuito mi dice che questo basterà.

Termino il blog-post con una sequenza di ricordi della mia visita a Milano.

Il Ramen

Il ramen che ho mangiato a casaramensuper la sera stessa in cui sono arrivato è stato buonissimo. Avevo prenotato qualche giorno prima dal sito, e questo mi ha permesso di non fare nessun tipo di fila. Arrivato alle 21:00 al locale ero affamato, mi sono seduto, ho ordinato, e mi sono goduto il pasto in completa serenità.

Ricordo in particolare che accanto a me c'era una coppia formata da un uomo e una donna che, apparentemente, si stavano conoscendo. Non era mia intenzione spiare la loro conversazione, ma ammetto che è stato molto rassicurante sentire le loro voci mentre mangiavo. Mi ha fatto sentire meno solo.

Il Cimitero Monumentale

Il secondo giorno, il giorno in cui avevo l'orchestra, dovevo decidere come passare la mattinata. Ho quindi deciso che sarei andato al cimitero monumentale.

Perché questa scelta?

Perché la morte mi affascina, e in particolare mi interessa il modo in cui noi esseri umani pensiamo alla morte, e tutto ciò che creiamo per onorarla, attaccarla o comunque per difenderci dall'idea della morte.

La visita è stata bellissima. Nuovamente, ho sentito una serenità e tranquillità a camminare in quel posto veramente difficile da descrivere.

È stato anche molto triste pensare a tutte queste persone che hanno vissuto le loro vite e poi, per qualche ragione, hanno cessato di esistere. Camminavo e mi chiedevo: quante di queste persone, che ora giacciono qui, sono riuscite ad esprimere la loro vera essenza, quando erano in vita?

Il Teatro degli Arcimboldi

Dopo il cimitero sono tornato in stanza e mi sono riposato un pochino prima di andare a teatro.

L'esperienza al teatro nel sentire l'orchestra suonare è stata fenomenale. Questa è stata la mia quarta volta che andavo a sentire orchestre suonare melodie riprese da musiche di videogiochi, quindi sapevo esattamente cosa aspettarmi.

È bello conoscere i propri gusti.

Non ho parlato con molte persone, ma sono riuscito ad interagire con il ragazzo che mi stava affianco, che pure lui era venuto da solo. Ci siamo scambiati qualche parola e ho scoperto che anche lui, come me, ha studiato informatica. Alla fine mi ha detto che fa streaming su twitch in cui parla di Magic.

Parentesi shopping

In questi giorni non ho fatto nessun tipo di shopping, ma l'ultimo giorno prima di prendere il treno volevo decisamente vedere il Duomo di Milano almeno una volta da solo (lo avevo già visto una volta che ero venuto a Milano qualche anno prima con mio fratello grande), e quindi mi sono incamminato per andare a vederlo.

Nel mentre mi sono imbattuto in una fumetteria chiamata officina del fumetto e... niente, non ho potuto non comprare gli ultimi volumi in italiano di Attack on Titan, e qualche fumetto di Zerocalcare, un autore che sto scoprendo da pochissimo da quando ho visto la sua nuova serie su Netflix "Strappare lungo i bordi".

Tra l'altro, a quanto pare la versione di Macerie Prime è una edizione speciale da fumetteria di cui ci sono solamente 1500 copie. Tipicamente non mi interesso troppo di queste cose da collezionisti, ma l'ho comprata comunque questa volta, così, giusto perché era di Zerocalcare.

Il Duomo di Milano

Alla fine un'oretta prima della partenza del treno sono riuscito a raggiungere il Duomo.

E niente, non c'é molto da dire: è semplicemente stupefacente l'effetto che fa ogni volta agli occhi.

Quindi, per concludere, oltre ad aver passato delle belle giornate, e oltre ad aver ascoltato una fantastica orchestra suonare dal vivo, cosa ho imparato in questo piccolo ma importante viaggio?

Tante cose, molte delle quali in realtà le conoscevo o intuivo già, ma sono state confermate dal viaggio in sé.

Ho scoperto che adoro viaggiare da solo. Penso proprio di essere fatto per questo tipo di viaggi, e in futuro vorrò fare altri viaggi da solo. Questa particolare idea che mi ero fatto di me stesso quindi, ovvero il fatto che detestavo viaggiare, non aveva nulla con il viaggiare in sé, ma piuttosto con le persone con cui viaggiavo. Un tempo ero piccolo, e non avevo la fortuna di scegliere con chi viaggiare. Adesso però non sono più piccolo, e ho finalmente questa scelta.

Che poi in realtà vorrei anche tantissimo viaggiare con altre persone. Ma arrivato a questo punto, sono stanco di aspettare, e soprattutto sono stanco di stare male per via dei comportamenti delle persone attorno a me.

Ho capito una verità della vita:

non c'è bisogno di aspettare gli altri

Se vogliamo fare una cosa, non è giusto nei nostri confronti non farla solamente perché le persone accanto a noi non vogliono farla, o non vogliono che noi la facciamo, o comunque sono impegnate e quindi non possono.

Dobbiamo imparare a vivere la nostra vita, anche se questo significa farlo da soli.

Chissà quante altre cose dovrò scoprire, da solo, nel corso di questa vita. Spero solo di essere abbastanza forte.